Diabete di tipo 2 · Approfondimento

Diabete di tipo 2: il 46% in remissione nello studio DiRECT. Guardiamo i numeri.

24 ottobre 2026 · 7 minuti di lettura

«Ormai ho il diabete». Ti è mai capitato di dirlo? E soprattutto: che cosa hai smesso di immaginare, dopo quella parola?

Bilancia da cucina e spesa vegetale davanti a un sentiero
Immagine concettuale generata con AI per questo approfondimento; non rappresenta pazienti o risultati clinici.

Magari sei uscito da una visita pensando alle medicine, ai controlli, a quello che avresti potuto mangiare. Poi sei arrivato a casa e la vita era sempre quella: il lavoro, la famiglia, il frigorifero da aprire, la cena da preparare.

Allora fermiamoci un momento. Perché dentro quell’«ormai» rischiamo di chiudere anche delle domande che meritano una risposta.

Quanto può contare cambiare alimentazione? Che cosa è possibile nel mio caso? Chi mi aiuta a capirlo e a farlo davvero?

Sono domande serie. Qui parliamo della tua vita, delle persone a cui vuoi bene, del futuro che vorresti continuare a costruire. Meritano qualcosa di più di un «si è sempre fatto così».

E allora guardiamo i numeri.

Nel Regno Unito alcuni ricercatori hanno seguito persone con diabete di tipo 2, confrontando le cure abituali con un programma intensivo di gestione del peso. Si chiama DiRECT.

Dopo un anno, 46 persone su 100 nel gruppo del programma erano in remissione, contro circa 4 su 100 nell’altro gruppo. I partecipanti avevano tra 20 e 65 anni, sovrappeso o obesità, una diagnosi da meno di sei anni e non usavano insulina. La ricerca originale, pubblicata su The Lancet.

Rileggilo con calma: quarantasei su cento. Ti sembra una cosa da lasciare chiusa dentro una rivista scientifica?

Adesso, però, facciamo il passo successivo. Perché se ti metto davanti un numero che ti accende una speranza, ho anche il dovere di spiegarti che cosa c’è dietro.

Il programma prevedeva una fase di sostituzione dei pasti con preparati a bassissimo contenuto calorico, poi il ritorno graduale agli alimenti e un sostegno per mantenere il peso. I farmaci erano gestiti dai sanitari. Era un intervento clinico preciso, rivolto a persone selezionate: niente improvvisazioni davanti al frigorifero.

E che cosa significa «remissione»? Il consenso internazionale del 2021 usa di norma un valore dell’emoglobina glicata inferiore al 6,5%, mantenuto per almeno tre mesi senza i consueti farmaci che abbassano la glicemia. È un miglioramento importante; il diabete può ripresentarsi e i controlli devono continuare. La definizione degli esperti.

Se hai il diabete, i cambiamenti importanti nella dieta vanno concordati con chi ti cura. I farmaci non si sospendono per aver letto un articolo, nemmeno questo.

Questa precisione serve a rendere utile la speranza che quei risultati aprono.

Poi c’è la domanda che interessa davvero: come portiamo un cambiamento dentro una giornata normale?

Immagina questa scena. È sera, sei stanco. Hai deciso che da lunedì avresti mangiato diversamente. Apri il frigorifero e da un’altra stanza arriva la domanda: «Allora, che cosa si mangia?».

E ti viene da rispondere: «Facciamo come sempre».

Ti riconosci? È una scena illustrativa, ma forse ti ricorda qualcosa. In quel momento ti servirebbe una soluzione praticabile: sapere che cosa preparare, come organizzarti, a chi chiedere una mano.

Io, prima di cambiare alimentazione, ero uno che riusciva a mangiarsi due costate nella stessa sera, precedute dai bigoli al ragù. L’ho raccontato anche in una diretta con Michele Riefoli. Quindi il piacere di un piatto saporito lo capisco benissimo. E capisco quanto possa sembrare lontana una cucina che non hai mai imparato a usare.

Proprio per questo mi interessa il passaggio dal conoscere al fare. Una ricerca può aprirti gli occhi. Poi devi fare la spesa, cucinare e sederti a tavola, anche quando la giornata è andata storta.

È una delle ragioni per cui porto avanti Be4Eat.

In The China Study, T. Colin Campbell e Thomas M. Campbell affrontano il rapporto tra alimentazione e malattie, diabete compreso. Riprendo qui il tema generale del libro, senza attribuirgli una citazione letterale: il cibo merita un posto serio nella conversazione sulla salute. Il libro e i suoi autori, sul sito dell’editore.

DiRECT è una ricerca successiva e diversa: non era uno studio sulla cucina vegetale integrale e non ha valutato i percorsi Be4Eat. Raccontarlo con chiarezza è parte del rispetto che dobbiamo a chi legge.

E c’è un altro risultato da conoscere. A cinque anni, tra gli 85 partecipanti valutati nel gruppo dell’estensione che aveva continuato a ricevere sostegno, 11 erano in remissione: circa il 13%. Questa fase e questo gruppo non sono direttamente sovrapponibili al confronto iniziale. Mantenere i risultati nel tempo resta una sfida. Il seguito dello studio a cinque anni.

Ecco, questo è il punto su cui vorrei fermarmi con te: come facciamo a sostenere il cambiamento anche dopo l’entusiasmo iniziale?

Perché arrivano la cena fuori, il periodo complicato, la stanchezza. Se una persona fatica, ha bisogno di essere ascoltata. E se continua ad avere bisogno di farmaci, merita esattamente la stessa attenzione e lo stesso rispetto.

Nel movimento Be4Eat lavoriamo sulla parte educativa e quotidiana: capire gli alimenti, familiarizzare con la cucina vegetale integrale, costruire abitudini e trovare un accompagnamento. Quando c’è una malattia, questo lavoro si affianca alle indicazioni dei professionisti sanitari.

Allora la domanda che ti lascio è molto concreta: qual è la prima difficoltà che vorresti affrontare, per smettere di rimandare?

Parti da lì. Portala al medico quando riguarda la tua cura. Parlane con chi vive con te. Chiedi un aiuto concreto per la parte pratica.

Se vuoi conoscere come sono organizzati i percorsi Be4Eat di 10 e 70 giorni, scrivimi dal modulo della home. Leggerò la richiesta e potrò assegnarti una Guida Be4Eat per spiegarti il percorso. Nel modulo bastano i tuoi recapiti e la richiesta di informazioni: evita diagnosi, farmaci e referti.

E se hai pensato a una persona mentre leggevi, condividi con lei questo articolo. Puoi scriverle: «Mi ha fatto venire delle domande. Ti va di parlarne insieme?».

Magari è proprio da una domanda fatta bene che possiamo cominciare.

Vuoi conoscere come Be4Eat accompagna il cambiamento delle abitudini?

E se vuoi conoscere il modo in cui Be4Eat accompagna il cambiamento delle abitudini, puoi scrivermi attraverso il modulo della home.

Sono Marco Fiorese, autore di questo articolo. La tua richiesta arriva a me e ti aiuteremo a conoscere i percorsi, anche attraverso la Guida che assegnerò al tuo contatto.

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Nel modulo chiedi informazioni generali, senza inserire patologie, farmaci o referti.

La fonte originale, per approfondire

Lean e colleghi · The Lancet · 2018
DiRECT: gestione del peso e remissione a un anno ↗

Le sintesi sono divulgative. Il rinvio a una fonte non implica che i suoi autori abbiano valutato o approvato i percorsi Be4Eat.

Scheda PubMed di DiRECT a un anno ↗

Nota di correzione collegata al seguito DiRECT del 2024 ↗

Il riferimento a Campbell. T. Colin Campbell e Thomas M. Campbell II, The China Study, Macro Edizioni, 2011, traduzione di Silvia Nerini e Paola Barberis. I richiami a p. 214 e p. 224 si riferiscono a questa edizione. Il libro sul sito dell’editore, nell’edizione aggiornata ↗

Approfondimento divulgativo basato sulle fonti originali collegate. Non sostituisce una valutazione sanitaria personale.

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La biblioteca collega le spiegazioni Be4Eat alle fonti scientifiche originali.

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